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  • Luigi Gioia

Educare la nostra fame

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"La vera moltiplicazione dei pani operata da Gesù è quella attraverso la quale non solo nutre il nostro corpo, ma rieduca la nostra fame e la nostra sete".

Il miracolo della moltiplicazione dei pani tocca una delle sorgenti di preoccupazione fondamentali della vita umana, vale a dire il bisogno di nutrimento. Il vangelo, simbolicamente, ci presenta la nostra umanità esposta a questo bisogno fondamentale ma anche tentata da un istinto di sopravvivenza che fa perdere di vista altre dimensioni fondamentali della nostra esistenza. Occorre infatti nutrirsi non solo fisicamente, ma in tutte le dimensioni del nostro essere.

La fede non ignora il nostro bisogno di cibo, ma lo assume educandolo, rendendolo consapevole, inserendolo nella relazione con il Signore. Per questo la preghiera che ci è chiesto di ripetere più spesso è proprio questa: Dacci oggi il nostro pane quotidiano (Mt 6,11). Essa è talmente tanto importante da far parte del Padre Nostro, segno che è non solo legittimo, ma indispensabile e sano pregare per un lavoro dignitoso, per il nostro benessere e per tutti questi beni che chiamiamo materiali e senza i quali nessuna vita affettiva, intellettuale o spirituale è possibile.

Chiediamo il pane al Signore non solo una volta per sempre, sotto la forma di un lavoro dignitoso o di una certa agiatezza dal punto di vista economico, ma ogni giorno. Sappiamo che nel deserto, proprio per educare a questa fiducia quotidiana rispetto alla nostra ansia più fondamentale, quella del cibo, il Signore ordinò che nessuno raccogliesse più manna di quanta ne bastasse per il nutrimento di un giorno solo (Es 16,19). Quelli che ne prendevano di più, il giorno dopo trovavano la manna residua infestata di vermi. In questo modo il Signore educava il suo popolo ad aver fiducia in lui anche rispetto alla nostra più grande sorgente di ansia vale a dire il nostro bisogno di sostentamento.

A questo fa eco il Vangelo quando afferma: Perché siete in ansia per la vostra vita, di cosa mangerete, di cosa berrete? Guardate gli uccelli del cielo, non seminano, non mietono, non raccolgono nei granai e il padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro? (Mt 6,25-26). Quindi Gesù aggiunge: Cercate prima di tutto il regno e la giustizia di Dio e queste cose vi saranno date in più (Mt 6,33).

Il bisogno del pane quotidiano è integrato dunque nella nostra preghiera quotidiana ma va progressivamente ampliato per integrare tutta la gamma dei bisogni umani, non solo materiali ma anche esistenziali e spirituali. Gesù è tentato dal diavolo nel deserto proprio riguardo al pane: ha digiunato, ha fame, il diavolo gli propone di trasformare le pietre in cibo, cioè di disporre a suo vantaggio dei poteri che avrebbe poi così generosamente utilizzato per gli altri. Gesù allora risponde: Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio (Mt 4,4). E’ certo legittimo occuparsi del pane quotidiano, ma di esso fa parte quello della parola di Dio, della relazione con il Padre. L’uno non va mai separato dall’altro.

Il pane quotidiano è dunque quello che nutre sia il corpo che il cuore, è sia il cibo che la volontà di Dio. Per questo nella preghiera quotidiana sono messi l’uno affianco all’altro: Sia fatta la tua volontà. Dacci oggi il nostro pane quotidiano (Mt 6,10-11). Chiediamo il pane quotidiano sotto il segno dell’accettazione della volontà di Dio. Un accostamento analogo appare nel vangelo di Giovanni quando i discepoli dicono a Gesù: Maestro, mangia e lui risponde: Io ho un cibo da mangiare che voi non conoscete, – e precisa – il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato (Gv 4,31-34).

La vera moltiplicazione dei pani operata da Gesù è quella attraverso la quale non solo nutre il nostro corpo, ma rieduca la nostra fame e la nostra sete: Chi viene a me non avrà più fame né sete (Gv 6,35). E poi aggiunge:Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mite e umile di cuore, e troverete riposo per le vostre anime, perché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero (Mt 11,28-30). Se accostiamo i due passaggi appena citati, quello di Matteo e quello di Giovanni, possiamo identificare la volontà del Padre con il giogo che siamo chiamati a portare con Cristo. Significativamente si tratta del giogo di Cristo, di qualcosa che diventa volontà di Dio, diventa ‘croce’ in senso salvifico, solo se lo assumiamo nella nostra relazione con Cristo, passo dopo passo, giorno dopo giorno.

E’ questo uno dei sensi fondamentali di un altro passaggio di Matteo: A ogni giorno basta la sua pena (Mt 6,34). Anche questo giogo fa parte del nostro pane quotidiano, cioè ‘di ogni giorno’, della ricerca quotidiana della volontà di Dio. Entrambe le cose, pane per il corpo e volontà di Dio per la vita, sono doni da chiedere e ricevere giorno dopo giorno.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano (Mt 6,11) diventa dunque una richiesta di poter ricevere anche solo per oggi la forza, la capacità, la dignità, la serenità, la fede soprattutto - per poter trasformare la parte di giogo, di sofferenza, di croce di questo giorno in un sacrificio gradito a Dio. Senza Cristo questo peso quotidiano diventa assurdo, insostenibile. Accettato giorno dopo giorno con lui, senza la preoccupazione del domani, diventa un giogo sopportabile, perché l’amore e la fede ci aiutano a portarlo non da soli ma insieme a lui.

In questo modo dobbiamo costantemente arricchire la nostra preghiera del Padre Nostro, lasciandovi confluire tutti questi significati. Essa diventa così uno degli strumenti attraverso i quali siamo educati ad accogliere il disegno di Dio sulla nostra vita.




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