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  • Luigi Gioia

Ingerenze benefiche

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Se vogliamo che le nostre tradizioni mantengano il loro vigore delle origini, non dobbiamo temere coloro che le disturbano, accogliere anzi positivamente la loro ingerenza e assaporare la sfida.

Circa dieci anni feci amicizia con un giovane prete cinese che mi raccontò la storia del cristianesimo nel sud della Cina durante il periodo di persecuzione che durò dagli anni 50 fino alla fine degli anni 80. I rituali non erano ammessi, la cultura cristiana era quasi del tutto soffocata, ma i vescovi perseverarono coraggiosamente malgrado le torture e i lunghi periodi di prigionia (oltre 30 anni per la maggior parte di loro). Non appena la persecuzione rallentò, questi vescovi, afflitti nei loro corpi ma più determinati che mai a causa delle sofferenze che avevano sopportato, divennero potenti fautori di ricostruzione, furono venerati come martiri viventi e presiedettero una delle più straordinarie crescite della cristianità nella storia recente, con centinaia di migliaia di conversioni e la costruzione di centinaia di nuove chiese. Questo è un esempio della potenza della tradizione apostolica rappresentata dalla continuità del ministero ordinato, una delle forze più grandi della chiesa che, come in questo caso, neanche decenni di feroce persecuzione riuscirono a infrangere.

La sola tradizione apostolica, però, non basta a spiegare la persistenza del cristianesimo, soprattutto se si considera la sostenibilità della chiesa non solo quantitativamente come continuazione nel tempo, ma soprattutto qualitativamente come conservazione e crescita dei valori, ispirazione e fedeltà evangelica. La tradizione, come sappiamo, troppo spesso genera autocompiacimento.

Paradossalmente, questo significa che per essere efficace contro l'autocompiacimento, la tradizione ha bisogno di intralci, non solo come qualcosa che una buona gestione anticipa e scongiura, ma al contrario, come qualcosa da aspettarsi, accogliere, incoraggiare, lasciandone dispiegare il potenziale al fine di riavviare il sistema.

Questo rappresenta uno dei tratti cruciali della comunità cristiana spesso dimenticati o sottovalutati, espresso dall'affermazione di Paolo che la Chiesa è fondata non solo sugli apostoli (e sui loro successori, cioè sulla tradizione), ma anche sui profeti (cioè, come vedremo, su ciò che la intralcia). Nella sua lettera agli Efesini, Paolo dice: Non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù” (Ef 2,19-20).

Questo parallelismo è già all'opera nell'Antico Testamento, dove la tradizione è incarnata da re e sacerdoti che evadono costantemente le loro responsabilità e invece di considerarsi servi di Dio e del popolo approfittano della loro posizione per trarne vantaggi personali. Così Dio suscita persone come Isaia, Ezechiele, Geremia, Amos - per citarne solo alcuni - il cui ruolo non ha alcuna legittimazione istituzionale, che ricevono una chiamata direttamente da Dio, sono spesso estremamente riluttanti ad accettare la missione affidata loro – e comprensibilmente, poiché il più delle volte viene chiesto loro di fare ogni sorta di cose estremamente impopolari, come denunciare le ingiustizie di re e sacerdoti e annunciare siccità, carestie, sconfitte militari ed esili. Certo, c'era sempre una nota positiva nella loro predicazione, la promessa di un intervento decisivo da parte di Dio stesso per salvare il suo popolo e dargli un re e un sacerdote, un messia, che si sarebbero davvero presi cura di lui - ma questo era per il futuro, e nulla cambiava nel presente. Eppure, già sul momento, spesso i profeti condussero i re, i sacerdoti e l'intero popolo d'Israele ad abbracciare il pentimento, una maggiore giustizia sociale, il rinnovamento nella fede e nell'adorazione e mantennero viva la fiamma della speranza durante i tempi dell'esilio. In fin dei conti, l'istituzione della monarchia e del sacerdozio svolsero in qualche modo il loro ruolo solo grazie all'ingerenza della profezia.

In che modo allora la profezia gioca un ruolo nella vita della Chiesa? C'è oggi qualcosa di paragonabile ai profeti dell'Antico Testamento? Dove e come si vede all'opera questo elemento di ingerenza benefica?

Il 16 aprile 1210, allorché la Chiesa era all'apice del suo potere religioso e politico, promuoveva crociate e gettava eretici al rogo, uno dei più formidabili papi medievali, Innocenzo III, accettò con riluttanza di dare udienza ad alcuni mendicanti guidati da un impetuoso giovane uomo che affermava di aver ricevuto una chiamata da Dio a rinunciare a tutti i beni, sposare la povertà assoluta, dedicarsi alla predicazione per le strade ed esortare le persone all'amore fraterno, alla pace e all’amore per il creato. Mentre questo papa spietato dedicava tutte le sue energie all'affermazione della sua assoluta supremazia su ogni regno della terra, il giovane, chiamato Francesco d'Assisi, chiedeva che la sua comunità venisse chiamata Frati Minori.

Il 13 settembre 1376, un'imponente carovana di vescovi, cardinali e cortigiani guidata da papa Gregorio IX intraprese un lungo viaggio per riportare la corte papale nella città di Roma dopo quasi settant'anni di esilio ad Avignone, nel sud della Francia. Durante questo periodo, il papato era stato contrassegnato da uno straordinario livello di avidità e corruzione ed era diventato una pedina nelle mani della monarchia francese. Roma all'epoca era particolarmente caotica e insicura, quindi fu una decisione rischiosa, che alla fine il papa prese a causa dell'influenza di una ragazza di 19 anni chiamata Caterina, la 23esima figlia di un mercante senese, che non sapeva né leggere né scrivere e sin dalla più giovane età affermava di ricevere visioni da Dio. Si tratta una delle mistiche più esuberanti del Medioevo, spesso al limite della follia: se mai qualcuno si meritò l'epiteto di "disturbatore", Caterina è la prima della lista. Eppure, era esattamente ciò di cui la chiesa della sua epoca aveva bisogno per districarsi dalla compromissione degli intrighi politici, rivendicare la sua libertà, anche se questo significava rinunciare al comfort e esporsi all'instabilità, alla precarietà e al pericolo.

Il 31 maggio 1934, allorché un numero crescente di chiese in Germania si allineava ai principi ideologici antisemiti e razzisti del nazismo, il teologo svizzero Karl Barth ispirò la redazione di una dichiarazione durante il Sinodo che ebbe luogo nella città di Wuppertal-Barmen, che, tra le altre cose, dichiarava che la chiesa non doveva lasciarsi influenzare dalle convinzioni politiche del momento, e rifiutare di piegarsi all'ideologia nazista. Questo ravvivò la resistenza cristiana contro il nazismo, nonostante l'apostasia della leadership della Chiesa e la corruzione della cultura cristiana.

Il 28 agosto 1963, allorché un gran numero di chiese erano complici della segregazione razziale e del privilegio dei bianchi negli Stati Uniti, l'attivista americano per i diritti civili Martin Luther King Jr marciò a capo di 250.000 sostenitori per chiedere la fine del razzismo - e tenne uno dei discorsi più memorabili della storia americana, "I have a dream".

Ho un sogno, che i miei quattro bambini un giorno vivranno in una nazione in cui non saranno giudicati per il colore della pelle, ma per l’essenza della loro personalità.

Ho un sogno, che un giorno … i bambini neri e le bambine nere potranno prendere per mano bambini bianchi e bambine bianche, come fratelli e sorelle.


Ciò che questi episodi hanno in comune è che in epoche in cui la tradizione cristiana ufficiale non era all'altezza della sua missione e vocazione, alcuni individui ne denunciarono l'autocompiacimento e gli ricordarono i suoi valori fondamentali, esattamente allo stesso modo dei profeti dell'Antico Testamento. E l'aspetto sorprendente di questi interventi è che, dopo un rifiuto iniziale, ogni volta la tradizione alla fine comprese che erano una richiesta di rinnovamento legittima e, per quanto a malincuore, cedette alle sue esigenze. Chiunque abbia familiarità con la storia della Chiesa sa che queste ingerenze salutari sono avvenute innumerevoli volte, in ogni epoca, e in tutte le confessioni cristiane.

Ad esempio, i riformatori come Lutero, Calvino o, più recentemente, i fratelli Wesley appartengono a questa categoria.

Allo stesso modo, ogni cristiano ortodosso orientale riconosce il ruolo decisivo nel mantenere viva la fiamma della fede nelle loro comunità giocato dagli starets, cioè i padri e le madri spirituali che non sono nominati da alcuna autorità ma riconosciuti dai fedeli come portatori della saggezza, dell'amore e della consolazione di Dio, e il cui consiglio e la cui intercessione sono avidamente ricercati da vescovi, sacerdoti e laici.

Nel diciannovesimo secolo, quando alle donne ancora erano negate autonomia e iniziativa e le Chiese erano gestite da persone preoccupate di assicurarsi titoli e benefici e goderseli indisturbati, decine di migliaia di giovani ragazze spuntarono dal nulla in tutta Europa, andarono a vedere i loro vescovi e chiesero loro di costituire comunità di suore dedite a tutti i tipi di azioni sociali: cura dei poveri e dei malati, educazione dei giovani, sostegno alla popolazione immigrata. Solo in Italia e malgrado continue soppressioni, alla fine del XIX secolo, c'erano tra 30 e 50 mila suore!

Queste non sono eccezioni. Inseparabilmente dalla tradizione, la profezia è la ragione per cui il cristianesimo persiste duemila anni dopo la sua fondazione e, sebbene in declino in alcune aree, cresce più velocemente che mai in altre parti del globo.

E c'è una lezione importante per ogni cristiano in tutto questo, che Gesù diede per primo a Nicodemo nella loro memorabile conversazione notturna, nel capitolo 3 del vangelo di Giovanni. Nicodemo era un fariseo e un membro del consiglio di governo, incarnava la tradizione e condivideva il suo sospetto per questo rivoluzionario che improvvisamente era apparso dal nulla e stava scuotendo l'istituzione, mettendo in pericolo il compromesso politico con i romani, contestando l'insegnamento e le pratiche dei sacerdoti, diffondendo idee pericolose tra la folla. La risposta di Gesù a Nicodemo coglie l'atteggiamento che allora come oggi dovrebbe aiutarci a trovare il giusto equilibrio tra tradizione e ingerenze profetiche:

"Non meravigliarti - dice Gesù - se ti ho detto: "Devi nascere di nuovo". Il vento soffia dove vuole e ne senti il ​​suono, ma non sai da dove viene o dove va. Così avviene con tutti coloro che sono nati dallo Spirito” (Gv 3,28).

Il segreto è semplice: se vogliamo che le nostre tradizioni mantengano il loro vigore delle origini, non dobbiamo temere coloro che le disturbano, accogliere anzi positivamente la loro ingerenza e assaporare la sfida.











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