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  • Luigi Gioia

La gioia della salvezza. Ceneri 2021

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Nello splendido Salmo 50 che inizia dicendo Pietà di me O Dio nel tuo amore, ci sono date le parole e suggeriti i sentimenti più adatti per entrare nel periodo quaresimale, inaugurato oggi con l’imposizione delle ceneri. È normale, in questo giorno, coltivare una certa sobrietà, assumere un atteggiamento serio e risoluto, per accogliere responsabilmente questo tempo di grazia, questa occasione di conversione e di pentimento, e cercare di ritornare alle cose più essenziali, nella nostra vita, nella relazione con il Signore, in come ci comportiamo gli uni con gli altri.

Sembra, però, che proprio quando siamo disposti a prendere la nostra vita cristiana un po’ più sul serio, il Vangelo ci contraddica con i suoi inviti a “non diventare malinconici”, non assumere un’aria disfatta e, al contrario, a “profumarci la testa e a lavarci il volto” (Mt 6.18). E lo stesso Salmo 50 ad un certo punto ci fa proclamare “Rendimi la gioia della tua salvezza” (Sal 51,14).

Quando leggo queste frasi, mi vengono sempre in mente le parole di San Benedetto che pur essendo rappresentato tradizionalmente come un uomo austero, proprio a proposito del periodo quaresimale afferma che dovremmo trascorrerlo “attendendo la Pasqua nella gioia del desiderio spirituale” (RB 49.7)

Una delle domande da porsi allora all’inizio della quaresima potrebbe essere proprio questa: provo gioia nella salvezza di Dio? O, detto in un altro modo, percepisco un legame tra la salvezza e la gioia?

La parola salvezza può sembrarci eccessiva. La associamo a un pericolo imminente. Ho bisogno di essere salvato se sto per annegare, se ho avuto un malore grave e devo essere portato rapidamente in ospedale. Il libro del Deuteronomio invece la descrive come una esperienza della cura e dell’amorevolezza del Signore, di quanto gli stiamo a cuore:

Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto … Il tuo mantello non ti si è logorato addosso e il tuo piede non si è gonfiato durante questi quarant’anni. … Il Signore … ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri, per farti felice nel tuo avvenire” (Dt 8,1-17)

In altre parole, la salvezza è la scoperta che non siamo soli nel nostro deserto – e qui per deserto possiamo pensare non solo ai momenti di prova come una malattia, un lutto, un tradimento, ma anche all’aridità che spesso sperimentiamo nella nostra vita quotidiana, al senso di vuoto, alle difficili prospettive per il nostro futuro. E, soprattutto in questo periodo, abbiamo vissuto una forma di deserto nuova, quasi letterale, a causa dell’isolamento forzato, della solitudine, e spesso del senso di abbandono causati dai lunghi periodi di quarantena.

Quando chiediamo al Signore di “restituirci la gioia della sua salvezza” in fondo gli chiediamo occhi per vedere il modo nel quale ci resta vicino, si occupa di noi, ci sorregge, consola e accompagna in questi nostri deserti, esattamente come fece con il suo popolo nel deserto del Sinai.

La parola preferita dell’Antico Testamento per descrivere la salvezza è “alleanza”, cioè la relazione di amicizia con Dio, il modo nel quale è entrato nella nostra vita, ci cammina accanto, si prende cura di noi.

Non vi è sorgente di gioia più profonda nella vita di questo: l’amore, sotto tutte le sue forme, in famiglia, in amicizia, nelle nostre comunità, con il nostro partner. Nulla allevia le ansie e le sofferenza come la condivisione, la presenza amorevole e la cura di chi ci ama, il fatto di sapere di poter contare su qualcuno. Se pensiamo alla salvezza in questo modo, come relazione, allora capiamo come possa diventare una sorgente di gioia.

Talvolta certo ci può succedere di dare queste relazioni per scontate, soprattutto in famiglia. Ci lasciamo obnubilare dalle inevitabili incomprensioni, tensioni e a volte conflitti che fanno parte di ogni relazione umana, anche – e forse soprattutto- di quelle che ci sono più care, e dimentichiamo tutto il conforto, il senso, l’incoraggiamento che traiamo da esse. Perdiamo di vista ‘la gioia della nostra salvezza’, cioè delle relazioni che ci danno vita. E chiaramente facciamo lo stesso nella relazione con il Signore. Diamo per scontata la sua presenza, il senso e la forza che quotidianamente attingiamo nella nostra fede.

È per questa ragione che il salmo parla di ritrovare, ristabilire, ricevere nuovamente questa gioia: “Rendimi la gioia della tua salvezza”.

Questo potrebbe diventare il programma per questo periodo quaresimale: imparare a riconoscere ed apprezzare maggiormente la salvezza, cioè l’amicizia, i legami, le relazioni nella nostra vita, sia gli uni con gli altri che con Dio. E per ricordarcelo, per perseverare in questa risoluzione, potremmo utilizzare la frase di questo salmo come pro-memoria e come preghiera, ripetendola spesso durante le nostre giornate: “Rendimi, o Signore, la gioia della tua salvezza”.







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