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  • Luigi Gioia

La nostra mancanza di immaginazione

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Una delle pagine più significative della storia della chiesa è la controversia ventennale tra sant'Agostino di Ippona e una setta conosciuta sotto il nome di donatismo che ebbe luogo in Nord Africa nel IV e V secolo. Articoli di fede fondamentali riguardo alla natura del battesimo, del sacerdozio e della chiesa che guidano le nostre pratiche ancora oggi furono affinati durante questa controversia. I donatisti credevano che l'unica soluzione agli scandali e ai fallimenti nella Chiesa fosse la creazione di una comunità i cui membri fossero puri e incontaminati - un tentativo che magari era anche dettato da buone intenzioni all'inizio ma che con il tempo li condusse a rivendicazioni sempre più ipocrite di superiorità morale sugli altri cristiani e alla negazione delle proprie incongruenze e delle proprie divisioni interne. Sant'Agostino oppose loro la verità evangelica che il bene non può mai essere completamente districato dal male nella nostra vita e che le mancanze e il peccato nella Chiesa sono inevitabili e devono essere sopportati con pazienza.

La cosa che mi colpì maggiormente quando studiai per la prima volta questa controversia fu l'impegno incessante che Agostino prodigò nel cercare il dialogo con una controparte che era intellettualmente imperfetta e spesso disonesta, e fabbricava costantemente false prove storiche a sostegno delle affermazioni sulla purezza del pedigree dei suoi vescovi - una controparte che era molto abile nel manipolare le folle e alimentare la violenza approfittando di risentimenti razziali e sociali - una controparte che non esitava a ricorrere alla violenza fisica quando il bullismo verbale non era sufficiente a scoraggiare i suoi oppositori. Se oggi non siamo edificati dalla litigiosità e dalle controversie nelle nostre chiese, possiamo considerarci fortunati che almeno nessuno venga picchiato a morte nelle nostre riunioni sinodali - come successe invece ad alcuni vescovi cattolici per mano dei donatisti.

Agostino impiegò una energia fenomenale in scritti e dibattiti pubblici nella speranza di conquistare i donatisti attraverso la persuasione, la verifica dei fatti e l'appello alla loro coscienza - tutto invano. Alla fine, soprattutto a causa dei disordini sociali alimentati dal donatismo, i vescovi cattolici appoggiarono l'intervento imperiale che prima soffocò finanziariamente la setta e poi la bandì nell'anno 411. Fu una vittoria agrodolce per i cattolici. Rassegnandosi a ricorrere alla coercizione in materia di fede, compromisero il principio della libertà religiosa per i successivi quattordici secoli e aprirono la porta al cosiddetto "braccio secolare", cioè al presunto diritto della Chiesa di invocare l'autorità del potere civile per punire i trasgressori in materie di competenza ecclesiale. Successivamente gli Inquisitori giustificarono le loro famigerate pratiche citando erroneamente frasi di scritti anti-donatisti di Agostino.

Tutta questa tragica storia è in qualche modo prefigurata nell'interazione tra Gesù e i farisei nei capitoli finali del Vangelo di Matteo. Attraverso la parabola del proprietario terriero e della sua vigna, Gesù denuncia il rifiuto dei farisei di accogliere i modi inaspettati in cui Dio agisce nella storia. Questa parabola fa parte di una serie di scontri sempre più aspri tra Gesù e le autorità religiose del suo tempo che sfociarono nel complotto per sbarazzarsi di lui con l'aiuto appunto del braccio secolare, l'autorità romana.

Gesù era perfettamente consapevole delle intenzioni omicide dei suoi interlocutori, del loro inesorabile rifiuto di mettere in discussione i loro pregiudizi e di impegnarsi in un dibattito sinceramente aperto. Ma non si arrese e ricorse a tutti i tipi di argomenti e persino a gesti estremi (come rovesciare i tavoli dei cambiavalute nel tempio) per vincere le loro difese. Tra le altre tattiche, fece appello a immagini che non potevano non risuonare profondamente con questi profondi conoscitori delle Scritture.

In effetti, non potevano non percepire l'eco struggente tra le parole di Gesù e la frase del Signore nella parabola della vigna di Isaia. "E ora - dice il Signore in Isaia - abitanti di Gerusalemme e popolo di Giuda, giudicate tra me e la mia vigna: cos'altro c'era da fare per la mia vigna che io non abbia fatto?" (Isaia 5.3f). Gesù fa appello alla coscienza dei farisei in modo simile: "Ora quando verrà il proprietario della vigna, cosa farà a quei contadini?".

In realtà, però, i farisei pensano che la parabola debba riferirsi ad altri che a loro stessi: "Gli dissero:" Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo” (Mt 21,40).

Potevano capire che il comportamento descritto da Gesù nella parabola era estremamente crudele e che meritava una punizione esemplare. Ma erano così prigionieri della loro ipocrisia che erano diventati incapaci di accogliere qualsiasi critica rivolta al loro comportamento o alle loro opinioni.

Gesù non stava cercando di vincere una discussione.

Voleva invece aprire gli occhi dei suoi interlocutori sul loro rifiuto del Messia, aiutarli a superare la loro pretesa di perfetta pietà e di integrità morale - come si vantava uno di loro, nientemeno che lo stesso apostolo Paolo, quando, parlando di sé, dichiarava: Io sono "quanto alla legge, un fariseo, quanto alla giustizia sotto la legge, irreprensibile" (Filippesi 3.5f). Proprio come con i donatisti e i puritani di tutti i tempi, i farisei confondevano la santità con la perfezione morale. Poiché, tuttavia, la perfezione è umanamente impossibile, avevano imparato a essere selettivi riguardo alla loro percezione di sé stessi, a limitare l'integrità a standard soggettivi e a fingere di essere irreprensibili incolpando gli altri.

Il fariseismo e il donatismo sono tentazioni permanenti per tutti noi. Possono essere rilevati nel fenomeno della “cassa di risonanza” che è diventato il nostro uso dei social media e caratterizza la maggior parte del nostro discorso pubblico e soprattutto politico contemporaneo: su Twitter, su Facebook, nella scelta dei nostri quotidiani o notiziari televisivi, ci limitiamo a canali in cui incontriamo solo informazioni o opinioni che riflettono le nostre. Siamo sempre pronti a premere il pulsante di invio per respingere o demonizzare punti di vista opposti ai nostri, compiacerci nella nostra rettitudine e indignazione morale.

Abbiamo ragione a essere preoccupati per l'estrema polarizzazione del nostro discorso politico, sia nella società che nella chiesa, ma siamo ciechi riguardo al nostro contributo quotidiano a questo clima attraverso i modi in cui indulgiamo nel nostro approccio selettivo alla realtà. Non dobbiamo mai sottovalutare il pericolo rappresentato dalla nostra tendenza a percepire solo ciò che convalida la nostra visione del mondo e ad accogliere solo ciò che rafforza l'immagine che vogliamo dare di noi stessi.

In fin dei conti, il nostro problema principale è una deprimente mancanza di immaginazione.

Questa è la principale critica di Gesù ai suoi avversari, espressa sottilmente attraverso una citazione dal Libro dei Salmi che questi "dottori della legge", questi "esperti nella conoscenza della Scrittura" potevano riconoscere immediatamente: "La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi” (Salmo 118,22).

Chiunque abbia familiarità con il "fare del Signore" nella Scrittura sa che ha una predilezione per ciò che la maggior parte di noi è tentata di respingere, per "la pietra che i costruttori scartano". I costruttori hanno ragione di scartare materiali inadatti che potrebbero minacciare la stabilità delle loro costruzioni - è normale che ignoriamo le opinioni che consideriamo sbagliate o dannose e che diamo la priorità alle interazioni con le persone con cui andiamo d'accordo o nella cui compagnia ci sentiamo più a nostro agio. Eppure, dovremmo ricordare che con il nostro Dio, la salvezza, le soluzioni, il cambiamento arriverà sempre quando ce lo aspettiamo meno e proprio dove pensavamo che non ci fosse alcun potenziale per novità, cambiamento o miglioramento. Dopotutto, crediamo in un Dio che crea dal nulla, apre sentieri negli oceani, demolisce le fortificazioni e getta le montagne in mare in risposta alla nostra preghiera.

Prima di scartare pietre troppo rapidamente, fermiamoci un istante e diamo al Signore e agli altri la possibilità di sorprenderci. Possiamo sperare che in questo modo avremo anche noi motivi per proclamare a nostra volta: "Questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi".




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