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  • Luigi Gioia

La nostra speranza

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"Maria è un segno della nostra speranza. Come noi e con noi è la donna che partecipa alla gestazione della nuova creazione".

Ap 11,19a.12.1-6a.10ab; Sal 45; 1Cor 15,20-27; Lc 1,39-56


La solennità odierna può essere paragonata al panorama al quale accediamo al termine di una scalata di montagna quando abbiamo raggiunto la vetta. Finché siamo in cammino vediamo solo la parte di strada appena percorsa e quella che ci attende. Dall’alto della montagna abbracciamo con lo sguardo tutto l’itinerario percorso e godiamo della ricompensa di una vista su tutta la valle. Allo stesso modo le letture di questo giorno ci trasportano al termine della storia della salvezza, ce ne mostrano il compimento, ci permettono di abbracciarla tutta intera in un colpo d’occhio.

Paolo ci fa assistere a questa scena finale nella quale dopo che Cristo e quelli che sono di Cristo saranno risorti, sarà la fine (1Cor 15,24), cesserà cioè ogni forma di resistenza all’avvento del regno di Dio e la morte sarà annientata, tutti riceveranno la vita (1Cor 15,26-27), in tutto il loro essere, compreso il corpo. E chi dice corpo dice storia. Tutto quello che nelle nostre esistenze avrà in qualsiasi modo resistito al Signore svanirà, saremo pienamente recettivi e trasparenti al suo sguardo, non ci vergogneremo più di essere nudi, potremo tornare a passeggiare con lui nel giardino, sperimentare di nuovo l’amicizia delle origini.

La prima lettura, tratta dal libro dell’Apocalisse, riassume tutta la storia della salvezza in uno scenario spettacolare: una donna cosmica che partorisce, un drago, un’arca. Si tratta di simboli che possono in parte essere decifrati alla luce del resto della scrittura, ma che restano misteriosi. La donna incinta che grida per le doglie del parto fa pensare alla creazione che Paolo personifica appunto come una donna incinta: Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi (Rm 8,22). Il parto rappresenta la nuova realtà che è stata inaugurata con la risurrezione di Cristo: L'ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio (Rm 8,19). E di questa creazione facciamo parte anche noi – anche noi siamo questa donna descritta dall’Apocalisse: anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo (Rm 8,23).

Se delle minacce pesano sulla nostra esistenza e sulla storia del mondo, rappresentate dall’ostilità del drago rosso e dalla sua devastante capacità di fomentare ostilità contro il disegno di salvezza di Dio, abbiamo la sicurezza della protezione di Dio. Il figlio rapito verso Dio e il suo trono siamo ancora noi – la nostra vita, infatti, è ora nascosta con Cristo in Dio (Col 3,3), come dice ancora Paolo. E siamo ancora come la donna che trova rifugio nel deserto, grazie alle ali di colomba (Sal 55,7), di cui parlano i salmi che ci permettono di volare lontano (Sal 55,8) e trovare un luogo di rifugio dalla furia della tempesta e dell’uragano (Sal 55,9). Queste immagini ci sono offerte per nutrire la nostra speranza: Nella speranza infatti siamo stati salvati. E se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza (Rm 8,24-25).

Maria è un segno di questa speranza. Come noi e con noi è la donna che partecipa alla gestazione della nuova creazione. Ma nel simbolismo dell’Apocalisse, Maria è anche il figlio nascosto con Cristo in Dio (Col 3,3), che riceve ali di colomba per risorgere con Cristo e diventare una icona della umanità rinnovata dalla salvezza di Cristo.

Un terzo sguardo panoramico ci è infine presentato dal vangelo, nel poema che l’evangelista Luca mette sulle labbra di Maria. Anch’esso contempla la storia della salvezza nel suo insieme, riassumendola nel segno della misericordia: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono (Lc 1,50). Anche se le immagini non sono grandiose come quelle dell’Apocalissi, vi è il senso di una lotta in corso nella quale il Signore investe la potenza del suo braccio, rovescia i potenti dai troni (Lc 1,51), interviene in favore degli umili, degli affamati e opera fedelmente la salvezza del suo popolo.

Come per il libro dell’Apocalissi, queste immagini valgono sia per Maria che per ognuno dei battezzati, cioè di coloro che temono Dio, sono salvi grazie alla sua misericordia e si gloriano della loro umiltà o, come dice Paolo, della loro debolezza. Questo cantico è messo sulle labbra di Maria ancora prima che Gesù nasca, quando l’intervento decisivo di Dio nella storia in Cristo non si è ancora compiuto, la risurrezione non è ancora avvenuta, la nuova creazione non è ancora stata inaugurata. Eppure Maria proclama questi eventi come se fossero già avvenuti. Già magnifica il Signore ed esulta nel suo salvatore (Lc 1,46-47) come se contemplasse il paesaggio della salvezza compiuta dalla vetta della montagna sulla quale si erge la nuova Gerusalemme che scende dal cielo come una sposa pronta per il suo sposo (Ap 21,2).

E’ questa la speranza proclamata da Paolo, quella che anche se ancora non vede, può attendere con perseveranza e fiducia perché possiede occhi capaci di contemplare e di celebrare la realizzazione della promessa: Ha soccorso Israele suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre (Lc 1,54-55).




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