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  • Luigi Gioia

Muffa Nobile

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"Nelle mani di viticultori competenti e laboriosi, anche la muffa cessa di essere una minaccia per la vite, anzi contribuisce alla creazione del più squisito dei vini".

Per quasi 20 anni ho vissuto in un monastero benedettino nel sud-ovest della Francia, nel paesaggio collinare dei pre-Pirenei, sperduto nella campagna e convenientemente circondato da fattorie per lo più dedite alla produzione di foie gras. Questo potrebbe non corrispondere all'immagine che si ha della disciplina monastica, ma in occasione delle principali feste liturgiche avevamo il foie gras come antipasto a pranzo. Certo, non si può apprezzare davvero il gusto del foie gras se non è accompagnato dal giusto tipo di vino. Anche questo, però, era provvisto - guarda caso, infatti, il monastero non era lontano da Bordeaux.

Non era raro che andassimo in gita a St Emilion, per esempio, o, in un'occasione indimenticabile, a Chateau Fargues, uno dei produttori esclusivi del cosiddetto "oro liquido" - il Sauternes, il vino più costoso tra i Bordeaux. Il proprietario e il personale erano visibilmente orgogliosi di essere visitati da monaci e non solo ci fecero fare un tour speciale, ma alla fine aprirono per noi alcune delle loro migliori bottiglie. Molti a questo punto si diranno che forse la cosa migliore da fare nella vita è diventare monaci o monache!

Questa visita a Chateau Fargues avvenne nel 2006, 15 anni fa, ma la ricordo come se fosse ieri - senza dubbio a causa della degustazione di vini, ma anche perché rimasi molto colpito dal capo del personale, che ricopriva entrambi i ruoli di enologo e di viticoltore.

È noto che il Sauternes deve il suo equilibrio unico di dolcezza e acidità al fatto che è prodotto con uve che hanno subito un'infestazione fungina nota come "moisissure noble", "muffa nobile". Questo marciume (perché di questo si tratta) non è distribuito uniformemente sui grappoli, quindi devono essere vendemmiati solo i singoli acini che hanno raggiunto il giusto grado di muffa - e ci fu spiegato che spesso è questione di ore, a seconda dell'umidità e del caldo della giornata. Per questo c’è bisogno di vendemmiatori appositamente addestrati che abbiano decenni di esperienza (e sono estremamente difficili da sostituire). La competenza del viticoltore in questo processo è assolutamente cruciale. Controlla la stazione meteorologica dello Château 24 ore su 24. Ci disse che non può praticamente mai andare in vacanza perché la vite deve essere sorvegliata incessantemente. Il successo di un’annata dipende dai minimi dettagli. Un anno, iniziarono ad usare un pulitore a vapore per la cantina, ma l'enologo si rese presto conto che questo aveva un impatto sul gusto del vino. Scoprì che il vapore uccide i batteri naturalmente presenti nella cantina che svolgono un ruolo al momento della pigiatura delle uve – quindi parte del segreto per fare un buon Sauternes è non essere troppo zelanti con la pulizia. Capii allora come mai questo enologo fosse conosciuto con il soprannome di "monaco" a causa della disciplina richiesta dal suo lavoro – una cosa che fu molto orgoglioso di riferirci in quell'occasione.

La parabola di oggi sembra iniziare con Gesù che punta i riflettori su se stesso: "Io sono la vera vite" - ma ciò che è "vero" in lui, ciò che gli permette di produrre qualcosa di unico e di speciale come un Sauternes, è interamente dovuto al savoir faire, alla devozione e alla passione del viticoltore, cioè del Padre: "Il Padre mio è il vignaiolo" dice Gesù - e ci viene data una descrizione di quello che fa: "Rimuove ogni tralcio in me che non porta frutto. Ogni tralcio che porta frutto lo pota per fargli portare ancora più frutto ”. A questo riguardo, il viticultore di Chateau Fargues ci disse anche che solo pochi mesi prima il suo cuore aveva sanguinato (usò queste parole) perché aveva dovuto sradicare una vite secolare che non produceva più uva a sufficienza.

Le parole di Gesù presuppongono il modo in cui l'Antico Testamento usa l'immagine della vite per accentuare il contrasto tra tutte le cure che il Signore prodiga al suo popolo e la continua ingratitudine di quest’ultimo:

“Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha prodotto acini acerbi?” (Is 5,4).

Ci viene detto che dopo innumerevoli fallimenti, il viticoltore pianta ancora un'altra vite, questa volta una vite 'vera', cioè una vite che corrisponde alla sua dedizione non con ingratitudine, ma con ringraziamento - restituisce amore per amore, agisce in un modo che da gioia, diletto al Padre - come lui stesso riconosce nei confronti di Gesù: “Questo è il mio diletto Figlio, del quale mi sono compiaciuto”, del quale mi rallegro (Mt 3, 17). Questo è il motivo per cui Gesù ci dice che nessuno di noi può portare frutto se non dimoriamo in lui, a meno che non siamo innestati sulla vera vite che è lui stesso.

Siamo tentati di pensare che i frutti che il Signore si aspetta da questa vigna, cioè da noi, siano le opere buone. Prima di ogni bene che potremmo o non potremmo compiere, tuttavia, il “frutto” è il nostro riconoscimento dell'amore e della dedizione che il nostro viticoltore ha prodigato nel piantarci, farci crescere, vegliare su di noi, essere paziente con noi, potandoci se necessario, in modo da permetterci di produrre un frutto. Proprio come per Gesù, noi siamo "vera" vite, cioè rallegriamo il Padre, nella misura in cui riconosciamo il suo amore infallibile per noi e gliene siamo grati. Pensiamo per un momento a quale grande incentivo all’azione sia la gratitudine nella nostra vita di tutti i giorni: l'amore si nutre di gratitudine, per i nostri genitori, i nostri modelli di comportamento, per coloro che hanno creduto in noi e ci hanno dato una possibilità nella vita, coloro che ci hanno sostenuto nei momenti più difficili e nelle sfide della nostra vita, coloro che hanno avuto il coraggio di aiutarci a vedere i nostri errori in modo amorevole e senza giudicarci.

La maggior parte di ciò che la Scrittura ci dice ha lo scopo di suscitare questo riconoscimento e questa gratitudine che sono al centro della nostra adorazione - e questo è il nostro vero frutto:

“Rendete grazie al Signore perché è buono, perché il suo amore è per sempre.”(Sal 107,1).

In questa pagina del Vangelo ci viene detto che il Signore non solo pianta la vite, ma lui stesso diventa la vite per portare il frutto che non riusciamo a produrre da soli, per permetterci di diventare anche noi coloro in cui il Padre può “compiacersi”, capaci di riconoscere il suo amore e di ringraziarlo non solo con le nostre parole, ma con la nostra stessa vita.

Questo è ciò che accade ogni volta che celebriamo l'Eucaristia. L’ascolto della Parola di Dio ci ricorda tutto ciò che Dio fa per noi e l'omelia vuole essere un'esortazione a riconoscerlo - a confessarlo – e a essergli grati. Non è un caso se quello che segue sia prima la nostra confessione di fede (che è una forma di riconoscimento di Dio) e poi, cosa cruciale, il dialogo in cui il celebrante principale dice: "Rendiamo grazie al Signore nostro Dio ”e noi rispondiamo:“ È cosa buona e giusta”. Come sappiamo, il nome corretto della Messa è “celebrazione eucaristica” perché “eucaristia” significa appunto “ringraziamento”. È il cuore di ciò che facciamo ogni domenica.

Tuttavia qui avviene una sorta di ribaltamento.

Così come “il tralcio da solo non può portare frutto se non rimane nella vite”, neanche noi possiamo ringraziare adeguatamente il Padre. Solo Cristo può, perché solo lui ha "amato fino alla fine", ed è questo che fa di lui la "vera vite". Cristo si rende presente nel pane e nel vino che offriamo nel nostro ringraziamento al Padre per questo motivo - il pane e il vino non sono semplicemente il simbolo di tutto ciò che facciamo con le nostre opere e offriamo a Dio - il pane e il vino sono Cristo stesso che ci unisce al suo sacrificio di ringraziamento.

Per questo, la preghiera eucaristica si conclude con la proclamazione:

"Per Cristo, con Cristo e in Cristo

A te Dio Padre Onnipotente

Nell’unità dello Spirito Santo

Ogni Onore e Gloria [cioè ogni ringraziamento]

Per tutti i secoli dei secoli".

A cui tutti rispondiamo “Amen” - "Sì, è così!".

Nelle mani di viticultori competenti e laboriosi, anche la muffa cessa di essere una minaccia per la vite, anzi contribuisce alla creazione del più squisito dei vini. A volte potremmo essere scoraggiati dalla consapevolezza di quanta poca gratitudine abbiamo gli uni verso gli altri e verso il Padre - ma anche di questo si fa carico il nostro viticoltore, innestandoci nella vera vite. Ci resta solo un lavoro da fare - e tutto dipende da esso: “Senza di me non potete fare nulla – dice Gesù-. Rimanete in me, come io rimango in voi”.




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