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  • Luigi Gioia

Per causa del Signore

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“Chi perde la sua vita per causa mia, la troverà”, dice Gesù nel Vangelo di Matteo (10.39) Nello stesso passaggio, ci avverte che saremo diffamati a causa della nostra fede e suggerisce che l'ostilità più dolorosa nella nostra vita non verrà da estranei, ma da persone che dovrebbero essere dalla nostra parte: amici, membri della nostra famiglia, persino nostro padre e nostra madre. Tutti i discepoli di Gesù che cercano di essere degni di lui, di essere onesti e autentici nella loro vita, coerenti con le loro convinzioni, fedeli alla loro chiamata, prima o poi subiranno un rifiuto da parte delle persone che amano di più e talvolta perderanno tutto ciò a cui tengono di più in questo mondo. Questo è riecheggiato nella preghiera del salmista che scopre di essere oggetto di pettegolezzi, rimproveri e rifiuto proprio da parte dei suoi parenti e viene rinnegato dai suoi stessi fratelli (Salmo 69) - e tuttavia sa di poter contare sull'amore costante di Dio perché, egli dice “è per causa tua” che soffro tutto questo. Sia il Vangelo che il Salmo vogliono esserci di conforto in queste circostanze. Tre volte nella stessa frase Gesù ci invita a non aver paura in queste situazioni (10.26-31) perché, come proclama il profeta Geremia, “Il Signore è con me come un terribile guerriero” (Ger 20,11). Le Scritture sono piene di parole di incoraggiamento e di conforto per coloro che soffrono per amore del Signore, per causa sua.

Eppure, per quanto confortanti siano questi passaggi, potremmo lo stesso ritrovarci a dubitare di noi stessi, chiedendoci se è davvero per causa del Signore che siamo soggetti a prove, sofferenza e rifiuto. Come disse Gesù alle persone che cercavano di lapidare la donna adultera, “Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra” (Giovanni 8.7). Non siamo infallibili. Possiamo pensare che stiamo parlando o agendo in nome del Signore, per fede o nel desiderio di essere autentici, quando in realtà ci stiamo semplicemente illudendo. Il più delle volte, l’ostilità di coloro che amiamo potrebbe non essere giustificata (l’ostilità non è mai giustificata), e tuttavia essere comprensibile. Che diritto ho allora ad invocare l’aiuto e la consolazione di Dio nei momenti di prova se non posso mai essere del tutto sicuro che ciò che sto soffrendo è veramente per causa di Dio?

La risposta a questo dilemma potrebbe essere suggerita in una delle frasi di questa stessa pagina del Vangelo, dove Gesù dice: “Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati” (Mt 10,30). Ciò significa che non ci accade nulla senza che il Signore lo sappia e di cui quindi possa prendersi cura. Ma questa immagine può essere esplorata più a fondo. Proprio come non conosciamo il numero dei capelli sulla nostra testa, così non decifreremo mai completamente la complessità dei nostri desideri, dei nostri motivi e delle nostre intenzioni. Anche quando pensiamo di prendere una decisione per ragioni valide e dopo aver cercato di discernere la cosa giusta da fare il più diligentemente possibile, non possiamo mai essere sicuri che ciò che decidiamo o facciamo sia effettivamente “la volontà di Dio”, che sia assolutamente e solo per causa di Dio. Questa incertezza è una componente inevitabile della nostra condizione umana e rimarremo esposti ad essa fino alla morte. Tuttavia, il Signore conosce il numero di capelli sulla nostra testa o, come Pietro riconosce in un momento particolarmente toccante della sua vita, quando Gesù lo interroga sull'autenticità del suo amore lui può solo rispondere: “Solo tu Signore conosci tutto di me, più di quanto io non conosca me stesso e tu sai che nonostante le mie velleità , le mie contraddizioni, i miei errori, desidero sinceramente amarti” (cfr. Giovanni 21,17). Non abbiamo bisogno di persuaderci che siamo senza peccato, o giusti, o che i nostri motivi siano assolutamente puri per cercare conforto nella promessa di Dio che lui comunque resterà sempre dalla nostra parte. Facendo cosi mentiremmo a noi stessi. Il Signore continuò a camminare con Abramo quando agì secondo la sua fede ma non lo abbandonò quando dubitò della promessa. E lo stesso accadde a tutti gli amici di Dio nella storia della salvezza. Non abbiamo bisogno di essere nel giusto, autentici, altruisti, santi per cercare protezione, aiuto e sostegno nel Signore. Dobbiamo solo credere nella sua fedeltà e affidarci a lui per fare del nostro meglio, non aspettandoci più di tanto da noi stessi, non avendo paura delle nostre carenze. Come ha capito bene il salmista, la salvezza di Dio non dipende dal fatto di riuscire a convincere se stessi di meritarsela, ma dal totale affidamento all’amore inesauribile del Signore: “Ma io rivolgo a te la mia preghiera, Signore, nel tempo della benevolenza. O Dio, solo a causa della tua grande bontà, rispondimi, solo per fedeltà al tuo desiderio di salvarmi sempre e comunque” (Cf. Salmo 69,13).




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