• Luigi Gioia

Profumo da inalare

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"La Resurrezione non ci parla non attraverso idee, concetti, ragioni – ma avvolgendoci, conquistandoci, esattamente come la giusta fragranza, prima che ce ne accorgiamo, raggiunge le nostre narici, ci fa percepire qualcosa, una presenza, un sentimento, uno stato d'animo, una novità".

Una delle opere teatrali più impressionanti che abbia mai visto è Angeli in America di Tony Kushner. La scoprii in una magnifica produzione di 8 ore a Londra nel 2017 – e l’ho rivista diverse volte nel celebre adattamento televisivo del 2003 con Al Pacino, Meryl Streep ed Emma Thompson. Oltre al suo argomento principale, la crisi dell'AIDS negli anni '80 a New York, questo pezzo rievoca la lotta di Giacobbe con Dio nel libro della Genesi. Alcune delle pagine più irriverenti (alcuni potrebbero dire blasfeme) dell'opera finiscono per parlare di Dio con una profondità spirituale e una bellezza senza rivali.

Ora, tra i suoi tanti dialoghi memorabili, c'è una maliziosa scena di seduzione tra due dei personaggi principali, Louis e Joe, che è centrata intorno all'olfatto.

“L'olfatto – dice Louis- è… un fenomeno fisico incredibilmente complesso e sottovalutato. […] Odorare è desiderare. Abbiamo cinque sensi, ma solo due che vanno oltre i confini... di noi stessi. Quando guardi qualcuno, è solo luce che rimbalza, o quando lo senti, sono solo onde sonore, aria che vibra o il tocco è solo un fremito del sistema nervoso. Sai cos'è un odore? […] È fatto delle molecole di ciò che stai annusando. Una parte di te, dove incontri l'aria, vola verso di me".

E così via... L'idea principale è che l'olfatto è diverso dagli altri sensi – è più simile al gusto – perché le molecole emanate dall'altra persona entrano in te – respiri qualcosa dell'altra persona.

Non posso fare a meno di percepire un legame tra questa scena e le battute iniziali dell'unico libro della Bibbia in cui Dio non è mai menzionato – se non, forse, in modo criptico alla fine – un libro che per i monaci del Medioevo andava letto con discrezione e mai di sera, cioè il Cantico dei Cantici. L'amante (una ragazza) dice dell'amato:

“Inebrianti sono i tuoi profumi per la fragranza, aroma che si spande è il tuo nome: per questo le ragazze di te si innamorano” – e poche righe dopo dice di sé: “Mentre il re è sul suo divano, il mio nardo effonde il suo profumo” (Ct 1,3,12).

Possiamo annusare i profumi da una ampolla, ma la loro fragranza si dispiega quando reagisce con il calore dei corpi e da lì si diffonde. Quindi quello che inaliamo non è solo un odore gradevole, ma – come dice Louis nel passaggio che ho citato sopra – molecole dell'altra persona. E se il profumo è scelto bene, cioè se corrisponde alla nostra personalità, al nostro carattere o al nostro umore, allora racconta qualcosa, o molto, di noi, di chi siamo. Comprendiamo allora la frase dell'amante nel Cantico dei Cantici: “Aroma che si spande è il tuo nome”.

La fragranza che riempie la casa di Betania quando Maria unge Gesù con una libbra di profumo prezioso non è solo nardo puro – è nardo puro che emana dalla pelle di Gesù, è “il nome di Gesù che si spande” – e sappiamo che nella cultura semitica il nome esprime chi è veramente la persona.

In queste pagine del vangelo di Giovanni Gesù ci dice che lui è la risurrezione. Facciamoci caso: non dice semplicemente che può risuscitare le persone dai morti, ma stranamente che lui è la risurrezione. Non a caso, quando questo profumo viene sparso, Gesù è ospite di Marta, Maria, e soprattutto di Lazzaro, «che aveva risuscitato dai morti» (12,1). Questi non erano solo seguaci o discepoli di Gesù, erano suoi amici, persone che lo capivano, gli offrivano riposo, conforto, risate – che si prendevano cura di lui, lo nutrivano, lo facevano sentire al sicuro. Con loro non era in missione, poteva davvero rilassarsi. Quando Lazzaro morì, Gesù fu addolorato, pianse, fu sconvolto (11,33, 38). In quell'occasione, quando Marta gli disse che credeva che suo fratello sarebbe risorto in un lontano futuro, Gesù le aveva dichiarato: «Io sono la risurrezione e la vita» (12,25). La risurrezione non è solo qualcosa che Gesù fa, ma è lui stesso – così che la risurrezione è questa fragranza che emana dal corpo di Gesù, che riempie la casa, cioè la chiesa in ogni luogo e in ogni tempo. Maria sta profetizzando non la morte di Gesù, ma la sua vittoria su di essa.

Ciò è confermato da un riferimento sottinteso in questo passaggio. Quando Gesù chiese che fosse portata via la pietra posta davanti all'ingresso del sepolcro di Lazzaro, la gente gli rispose che il cadavere era lì da quattro giorni e il cattivo odore sarebbe stato insopportabile (11,39). Nulla esprime l'orrore della morte più di questo dettaglio. Il corpo della persona che abbiamo amato diventa oggetto di avversione. Un modo per trattenere un po' più a lungo il cadavere nel regno dei vivi consisteva nella pratica alla quale fa riferimento Gesù nella sua risposta a Giuda: il profumo avrebbe dovuto essere usato per la sepoltura. Per mantenere i corpi a casa e avvicinabili il più a lungo possibile le antiche culture li ungevano con quantità prodigiose di balsami.

Il corpo di Gesù non sarebbe restato morto abbastanza a lungo da averne bisogno, perché lui è la risurrezione, perché il suo amore è più forte della morte, come lo dice il Cantico dei Cantici. Maria lo sa e decide di versare sul suo corpo vivo il profumo destinato alla sua sepoltura, perché questa vita possa riempire tutta la casa.

Non riusciamo a capire cosa sia la risurrezione - forse dovremmo anche riconoscere che facciamo fatica a crederci. E questo è normale. La Resurrezione è una di queste cose che ci parla non attraverso idee, concetti, ragioni – ma avvolgendoci, conquistandoci, esattamente come la giusta fragranza, quando è usata nel posto giusto e nel modo giusto si impadronisce di noi: prima che ce ne accorgiamo, raggiunge le nostre narici, ci fa percepire qualcosa, una presenza, un sentimento, uno stato d'animo, una novità.

Sappiamo che alcuni animali possono annusare anche i terremoti! Quale terremoto più grande della Resurrezione!

La stessa cosa vale per il re del Cantico dei Cantici nella frase che ho citato sopra: “Mentre il re è sul suo divano, il mio nardo effonde il suo profumo” (Ct 1,12) dice la fanciulla. Innumerevoli mogli e concubine, con i volti velati, sedevano alla tavola del re, eppure lui può percepire il profumo unico della donna che ama ancor prima di poterne vedere il volto.

La Resurrezione fa lo stesso con noi. Quando proviamo a pensarla, le nostre menti si svuotano. Se non può essere compresa, però, la Resurrezione può essere inalata: è una fragranza che riempirà le nostre chiese e le nostre vite nelle prossime due settimane.

Ci sarà un gran numero di celebrazioni: Domenica delle Palme, Giovedì Santo, Venerdì Santo, Veglia Pasquale e poi Domenica di Pasqua. Potresti essere tentato di scegliere solo alcune di esse o andare direttamente alla domenica di Pasqua. Sarebbe un grande peccato e un'enorme perdita per la tua vita cristiana. Non pensare che basti confessare la Risurrezione, di dire che ci credi. Puoi sperimentarla solo indirettamente esponendo i tuoi cinque sensi a immagini, suoni, odori, sapori, oggetti. Dovrai lasciarti lavare i piedi, inginocchiarti, toccare e persino baciare il legno grezzo della croce: dovrai sederti nell'oscurità, poi raccoglierti attorno a un fuoco, sentirne il calore, prenderne in prestito la luce. Dovrai ascoltare il lamento nel canto, e almeno due volte tutta la narrazione di come Gesù fu tradito, giudicato, fustigato, crocifisso e sepolto.

A tutto questo dovrai esporti, perché tutte queste cose prese insieme sono la preziosa ampolla di profumo che ogni anno, come Maria, la Chiesa versa sui piedi di Gesù. "Che spreco di tempo" o "È davvero necessario un tale sfoggio?" o "Meglio passare questo tempo con la tua famiglia, o a riposare", direbbe Giuda.

Vale la pena notare la risposta di Gesù: “Tu hai sempre con te i poveri, ma non sempre hai me”.

Durante la Passione abbiamo Gesù, abbiamo il profumo che emana dal suo corpo. Assicuriamoci di essere lì per inalarlo, o la Resurrezione ci sfuggirà – e la nostra celebrazione di Pasqua sarà vacua, il nostro Alleluia triste, senza gioia e la nostra speranza un po' più immiserita.




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