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  • Luigi Gioia

Rassegnazione e abbandono

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Quando chiediamo sia fatta la volontà del nostro Padre, non chiniamo il capo in segno di rassegnazione. Stiamo facendo l'esatto contrario, rivendicando la nostra libertà.

Non so quanti abbiano familiarità con TikTok, uno dei social in più rapida crescita al mondo, in cui gli utenti condividono video di 1 minuto con musica, filtri ed effetti visivi. Devo riconoscere di esserne diventato abbastanza dipendente, in un modo che non è successo con nessuno degli altri social media. I suoi quasi 700 milioni di utenti appartengono a tutte le generazioni, i clip sono alternativamente divertenti, emozionanti, istruttivi, o semplicemente divertenti. La sua caratteristica più interessante è che stimola in modo unico la creatività di persone comuni e non solo di artisti. Tra i miei post preferiti ci sono i meme – clip che riprendono varie situazioni usando la stessa canzone come sottofondo. E una delle canzoni più popolari per i meme al momento è Surrender (cioè “abbandono”) di Natalie Taylor, in particolare il ritornello

La traduzione delle parole di questo ritornello è:

Ogni volta che sei pronto, ogni volta che sei pronto

Ogni volta che sei pronto, ogni volta che sei pronto

Possiamo? Possiamo abbandonarci?

Possiamo? Possiamo abbandonarci?

Mi abbandono

Talvolta, questi meme di "abbandono" sono sdolcinati e solo vagamente correlati al tema della canzone, ma altre volte sono davvero emozionanti. I miei meme preferiti sono i papà totalmente conquistati dai loro neonati e raggianti di gioia. Illustrano bene come l'amore possa condurci un livello di felicità che non avremmo mai sognato e che ci conquista, totalmente e senza riserve. Non siamo mai pronti per questo. Sono le circostanze della vita che ci conducono ad esso al momento giusto, ogni volta che l'amore è abbastanza forte e profondo da permetterci di abbandonarci - di non aver paura di renderci vulnerabili, né in ansia per le sfide sconosciute che ci attendono. Non possiamo farlo a nostro piacimento: succede solo al momento giusto e la disponibilità a farlo è qualcosa che non dipende interamente da noi. Assomiglia al modo in cui un frutto è maturo e pronto per essere raccolto.

Questo è ciò che accomuna la rassegnazione e l’abbandono. Sono inseparabilmente riconoscimento e decisione. Sono innescati da eventi sui quali abbiamo poco o nessun controllo ed entrambi ci danno serenità. Spesso li scopriamo nel cuore della saggezza umana in diverse culture, filosofie e religioni.

Eppure non sono la stessa cosa. Si può anzi dire che una delle fasi più importanti della vita spirituale è la conversione (perché questo davvero richiede una conversione) dalla rassegnazione all’abbandono, come fa Gesù nel momento cruciale della sua vita quando sta per essere arrestato, torturato, giudicato e assassinato, e pronuncia la preghiera che tutti conosciamo: “Abba, padre, tutto è possibile per te. Allontana da me questo calice. Tuttavia non quello che voglio io, ma quello che vuoi tu. " (Mc 14,36).

Nella nostra vita, siamo invitati a questa conversione dalla rassegnazione all'abbandono ogni volta che, usando le parole del Padre Nostro, diciamo “sia fatta la Tua volontà, come in cielo così in terra” (Mt 6,10).

Cominciamo allora con la rassegnazione.

In misura sorprendente, la rassegnazione è profondamente radicata nella mentalità occidentale, tramite lo stoicismo. Più che una semplice filosofia, lo stoicismo è una saggezza, cioè un modo di vivere in armonia con il cosmo, di neutralizzare l'amarezza, la frustrazione e la rabbia e di cercare la pace interiore. Il principio fondamentale dello stoicismo è racchiuso in una frase attribuita al filosofo romano Seneca, Ducunt volentem fata, nolentem trahunt, "Il destino guida chi acconsente e trascina chi gli resiste". Anche se non abbiamo il controllo sulla maggior parte di ciò che accade nella nostra vita, possiamo decidere di abbracciare sia gli eventi favorevoli che le avversità con dignità e autocontrollo. Questo non è un invito al pessimismo ma a credere che anche se non si capisce sempre come, tutto alla fine contribuisce all'armonia cosmica. Secondo lo stoicismo, ogni volta che malattie, incidenti, dissesti finanziari, disastri naturali si abbattono sulle nostre vite, invece di cercare invano di nuotare contro corrente, dovremmo semplicemente accettare il nostro destino.

Venne dunque naturale ai primi cristiani interpretare l'invito di Gesù a rinnegare se stessi, prendere la propria croce e perdere la propria vita in questa luce – e siamo tentati di farlo ancora oggi. Non è questo lo stato d'animo espresso dalla famosa frase Keep calm and carry on, “Mantieni la calma e vai avanti?” diventata cosi popolare? Il modo corretto di affrontare le difficoltà sarebbe l'autodisciplina, la forza d'animo, la calma e l'autocontrollo.

Di conseguenza, la spiritualità cristiana è profondamente permeata dallo stoicismo. Questa contaminazione avvenne molto presto nella storia del cristianesimo - alcuni ne vedono tracce già nel Nuovo Testamento, ad esempio nell'uso della parola logos per parlare di Gesù nel Vangelo di Giovanni (Gv 1,1) o nel discorso di Paolo sull’Areopago, nel libro degli Atti (Atti 17). Uno dei più grandi pensatori stoici, Seneca il giovane (4 aC - 65 dC) era un contemporaneo di Paolo (c. 5 aC - c. 64-67 dC), e molto presto, probabilmente già nel secondo secolo, una corrispondenza contraffatta tra i due iniziò a circolare ed era nota a diversi Padri della Chiesa.

Nonostante il loro grande interesse per questa saggezza, tuttavia, la maggior parte dei Padri della Chiesa, e sant'Agostino in particolare, dedicarono una notevole energia per districare le loro vite spirituali dalla rassegnazione insegnata dallo stoicismo e ci hanno lasciato due segreti preziosissimi per aiutarci nella conversione ad un’autentica forma cristiana di abbandono. Questi due segreti sono nascosti nel Padre Nostro, soprattutto nella frase che ho menzionato prima: sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra (Mt 6,10).

Il primo segreto è contenuto nella parola Padre. Quando diciamo sia fatta la tua volontà, non stiamo, come gli stoici, acconsentendo a un principio razionale e impersonale che guiderebbe l'universo (il Logos) né a una divinità inconoscibile, né - possiamo aggiungere - a una delle nostre numerose proiezioni di Dio. La preghiera sia fatta la Tua volontà è rivolta al Padre, o meglio, al nostro Padre. Il nostro fa tutta la differenza. Indica conoscenza reciproca, una storia comune, una relazione. Il nostro Padre sa di cosa abbiamo bisogno prima ancora che glielo chiediamo, si prende cura di noi, provvede per noi, vuole la nostra felicità e il nostro appagamento.

Quando chiediamo sia fatta la volontà del nostro Padre, non chiniamo il capo in segno di rassegnazione. Stiamo facendo l'esatto contrario, rivendicando la nostra libertà.

Come può allora l’abbandono alla volontà di un altro diventare un atto di libertà?

Se permettiamo a qualcuno di dettare ciò che dobbiamo fare dall'esterno, non siamo liberi. Questo è il nocciolo dell'insegnamento di Paolo: la legge ci rende schiavi, incatena la nostra libertà (2 Cor. 3.6). Ciò che ci ingiunge di fare potrebbe essere giusto e buono, ma il fatto che ci costringa dall'esterno è una negazione della nostra libertà. Questo è il motivo per cui Paolo insegna che i cristiani non sono sotto la legge ma sono guidati dallo Spirito: se sei guidato dallo Spirito, non sei soggetto alla legge (Gal. 5.18). "Essere guidati dallo Spirito" significa agire sulla base di un'ispirazione, un desiderio che sgorga da dentro - perché lo vogliamo.

Questo conduce al secondo segreto nascosto nella preghiera del Signore, contenuto nel suo poscritto spesso inosservato: in cielo come in terra. Questo poscritto ci dice che la differenza tra rassegnazione e abbandono può essere percepita solo se prestiamo attenzione non tanto a ciò che deve essere fatto, ma a come deve essere fatto. Quando diciamo che la Tua volontà sia fatta in cielo come in terra, è per il "come" che preghiamo: come è in cielo, cioè come è nella relazione tra il Padre e il Figlio.

Quando Gesù pronunciò questa frase nel giardino del Getsemani, e quando la ripetiamo nella nostra preghiera, questo è ciò che diciamo: "Padre, vogliamo fare la tua volontà come fa tuo Figlio: spontaneamente, sinceramente, liberi dall'egoismo e dall’autoillusione, liberi dalla condiscendenza e dalla paura, liberi dalla colpevolezza, dal dovere, dalla costrizione, dall'auto-ricatto e da tutte quelle forme di schiavitù che ci hanno tenuti prigionieri fino ad ora”.

Quello che chiedo è la libertà di agire come fanno Dio Padre e Dio Figlio, non perché devo, ma perché lo desidero. E la volontà di Dio, il desiderio di Dio, l'amore di Dio, hanno un nome, sono lo Spirito Santo. Solo se mi sintonizzo coscientemente con la brezza leggera dello Spirito di Dio nel mio cuore divento capace di abbandonarmi.

Nessuno meglio di sant'Agostino esprime la natura di questo abbandono nella sua frase: Dove c'è amore, non c'è fatica e anche se fatichiamo, amiamo questa stessa fatica - in altre parole, non c'è niente che non siamo in grado di realizzare quando ci abbandoniamo a una relazione, a un progetto comune che amiamo, a una vita che condividiamo, a un destino a cui aspiriamo.

Questo è il cuore del discorso della montagna di Gesù. I comandamenti esterni sono sostituiti da disposizioni interiori: "non uccidere" diventa "ama i tuoi nemici"; l'adulterio non è più definito dal comportamento esteriore, ma dai pensieri che coltivo nel mio cuore, dal modo in cui guardo gli altri; la verità non ha bisogno del sostegno dei giuramenti quando manteniamo la parola data e ci impegniamo di cuore (cf. Mt 5,17-48). Nell'insegnamento di Gesù il “dover fare” è stato sostituito da “come lo devo fare", e se le mie azioni devono essere modellate sulla vita del cielo, sui rapporti tra il Padre e il Figlio, quello che faccio deve venire da dentro, essere libero, non solo "fatto", ma scelto, amato, desiderato, curato, nutrito.

La conversione dalla rassegnazione all’abbandono è il lavoro di una vita e dovremmo costantemente esaminarci per verificare a che punto siamo in questo percorso. Scoprire se siamo più dalla parte della rassegnazione o dell’abbandono è semplice e il piccolo meme del papà che tiene in braccio un neonato lo esprime in modo più eloquente di qualsiasi tentativo di spiegarlo – dipende dai sentimenti che risultano dalle nostre azioni. La rassegnazione può portare serenità, ma sempre venata di tristezza. Solo arrendersi alla volontà del Padre e amarci gli uni gli altri ci arreca gioia pura, incontaminata e duratura.



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