• Luigi Gioia

Rinnovati dall'amore

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Se il Dio che viene fosse quello di Giovanni, un Dio cioè che interviene con il fuoco, giudicando, separando i buoni dai cattivi, ci sarebbe poco da gioire alla prospettiva della sua venuta. Invece Sofonia ci dice che il Signore verrà e “ti rinnoverà con il suo amore” (Sof 3,17).

Il protagonista del tempo di Avvento è Giovanni il Battista. Preparare la strada al Signore e proclamare l’identità del messia non era solo la sua missione ma la sua stessa identità. I destinatari del suo messaggio siamo anche noi oggi, specialmente mentre ci disponiamo ad accogliere il Signore nella sua triplice venuta: quella della fine dei tempi con il suo ritorno in gloria, quella che è avvenuta nella storia con la sua nascita e quella che si produce ogni giorno, in ogni istante, nelle nostre vite.

In Giovanni il Battista è possibile ammirare la libertà e la novità di Dio, specialmente quando ci è presentato in prigione, giusto prima di morire, e i suoi discepoli gli riferiscono quello che sta facendo Gesù. Giovanni ne manda allora due a Gesù con una domanda sorprendente: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?” (Lc 7,19). Una tale richiesta acquista una connotazione drammatica sulle labbra di colui la cui ragione d’essere e di vivere era stata quella di riconoscere Gesù come il Messia, come ‘colui che doveva venire’ secondo tutte le profezie dell’Antico Testamento.

Gesù manda allora indietro i discepoli con questa risposta: “Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti resuscitano, ai poveri è annunciata la buona novella. Beato è colui che non trova in me motivo di scandalo” (Lc 7,20-23). Non ci è riferito nel Vangelo quale sia stata la reazione di Giovanni il Battista a questo messaggio di Gesù, ma possiamo immaginare che in queste parole si celi una risposta non solo per lui ma anche per noi. A queste parole dobbiamo ritornare ogni volta che dubitiamo, che attraversiamo un momento di crisi nella nostra vita di fede, che siamo tentati di chiedere a Gesù: “Sei veramente tu il mio salvatore o devo aspettarne un altro?”.

Giovanni è il più grande tra i profeti perché è colui che ha indicato chi era il Messia. Malgrado ciò anche lui ha la sua versione di come Dio deve agire nella storia, di come deve manifestarsi e ciò gli impedisce di aprirsi interamente alla novità della salvezza di Dio.

Incontriamo una tentazione simile ogni volta che ci lamentiamo perché Dio non interviene o ci chiediamo perché permetta il male. Se fossimo Dio agiremmo in modo diverso. Questa è anche la tentazione di Giovanni. Per lui il messia dovrebbe separare i buoni dai cattivi e bruciare questi ultimi con il fuoco. Invece arriva Gesù che ordina di lasciar crescere la zizzania insieme con il grano, mangia con i pubblicani e con i peccatori, consola e perdona le prostitute, insegna che bisogna far trionfare la misericordia sulla giustizia.

Giovanni, come noi, è scandalizzato dalla misericordia e dalla pazienza di Dio. Sa che “il Messia battezzerà nello Spirito Santo e nel fuoco” ma non ha ancora capito che cosa ciò voglia dire. Nel libro di Geremia il Signore dice: “Io metterò la mia legge nel loro cuore” (Ger 31,33). Nel libro di Isaia afferma: “Il Signore mi ha unto per fasciare quelli che hanno il cuore spezzato, per proclamare la libertà a quelli che sono schiavi, l’apertura del carcere ai prigionieri” (Is 61,1). Queste sono le profezie che abbiamo bisogno di meditare per capire quale sia la vera identità del Messia e cosa sia la salvezza che viene ad annunciare. Queste profezie ci permettono di accogliere l’invito a rallegrarci di questa terza domenica del tempo di Avvento, chiamata appunto Gaudete, che vuol dire: “Siate nella gioia!”.

Se il Dio che viene fosse quello di Giovanni, un Dio cioè che interviene con il fuoco, giudicando, separando i buoni dai cattivi, ci sarebbe poco da gioire alla prospettiva della sua venuta. Invece Sofonia nella prima lettura di oggi ci dice che il Signore verrà e “ti rinnoverà con il suo amore” (Sof 3,17).

Il Signore è luce che splende nelle nostre tenebre. Con la sua venuta, certo, i nostri peccati sono rivelati. Non viene però per schiacciarci sotto il peso della colpevolezza, ma “per consolare tutti quelli che sono afflitti, per mettere dell’olio sulle nostre ferite, per dare agli afflitti di Sion un diadema invece di cenere” (Is 61,1-3).

Lo Spirito Santo è chiamato nel Vangelo di Giovanni il Paraclito, il Consolatore (Gv 14,16; 14,26; 15,26; 16,7). Questo vuol dire che accogliamo veramente il Signore solo quando ci lasciamo consolare da lui. Se non riceviamo questa consolazione è perché non la cerchiamo. Essa ci è offerta nel Vangelo, nei Salmi, nelle profezie di Isaia o di Geremia. Ci è ancora offerta ogni volta che prendiamo del tempo per raccoglierci ovunque ci troviamo e presentare tutti i nostri affanni al Signore. Riceviamo questa consolazione ogni volta che chiediamo perdono per i nostri peccati.

Questa è la novità e la libertà di Dio che scopriamo insieme a Giovanni il Battista: il Signore vuole colmarci della sua consolazione e rinnovarci con il suo amore e per questo siamo invitati a non restare prigionieri della nostra falsa immagine della salvezza di Dio.



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