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  • Luigi Gioia

Vivere con stile

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Ogni predicatore ha sperimentato l'imprevedibilità di ciò che colpisce l'immaginazione degli ascoltatori e alla fine rimane con loro dopo la fine dell’omelia. Le idee che gli sono costate ore di lavoro passano inosservate mentre immagini o frasi pensate come semplici transizioni o pronunciate quasi per caso rimangono negli ascoltatori e continuano a risuonare nei loro ricordi per molto tempo, a volte per tutta la loro vita. Questo mi viene in mente quando provo a pensare all'eredità.

Siamo nel periodo dell'anno in cui osiamo dirigere la nostra attenzione collettiva su una realtà che scegliamo di ignorare durante la maggior parte della nostra esistenza. La caduta delle foglie, l'accorciamento della luce del giorno, l'abbassamento della temperatura ci ricordano che morire è una parte essenziale del ciclo della vita. Allo stesso modo, sperimentiamo la solenne bellezza dei momenti di silenzio durante le cerimonie di ricordo dei nostri defunti o dei nostri caduti nelle nostre strade e nelle nostre chiese. Ciò che ci passa per la testa in questi momenti è irrilevante. Ciò che conta è che ci fermiamo e anche solo per un attimo smettendo di fingere che tenendoci occupati possiamo eludere il silenzio finale, il momento in cui non potremo aggiungere più nessuna altra parola ai nostri discorsi, nessuna altra giustificazione alla narrazione che tessiamo costantemente nel tentativo di dare un senso alle nostre vite, nessuna altra richiesta di perdono per il torto che abbiamo fatto agli altri, nessuna altra preghiera al Grande Altro Silenzioso che magari abbiamo venerato ma più probabilmente ignorato durante la maggior parte della nostra esistenza.

Sono sempre leggermente infastidito quando il pubblico applaude troppo rapidamente alla fine di un brano musicale. I direttori musicali spesso impediscono che ciò accada mantenendo la loro posizione finale per alcuni secondi dopo che le note sono terminate. Questa sospensione, questi pochi secondi di silenzio, sono essenziali per l'integrità del brano tanto quanto quello che è avvenuto prima. Questo è altrettanto vero per il silenzio della morte, il momento cioè in cui dobbiamo accettare che la nostra vita parli da sola.

Potremmo sentirci minacciati da questa espropriazione. Vogliamo mantenere il controllo sulla narrazione. Questo è ciò che sta dietro la nostra preoccupazione per l'eredità. Non ci basta lasciare un ricordo generico. Vogliamo essere ricordati per qualcosa in particolare, per la cosa che più ci sta a cuore.

È deludente quindi che, proprio come con l'esperienza della predicazione, la maggior parte delle persone aderisca alla nostra narrazione solo a parole, ma di fatto conservi di noi piuttosto immagini, momenti, frasi che avremmo considerato completamente irrilevanti o, potremmo dire, aneddotici.

Eppure, non è proprio questo ciò che ci piace maggiormente ricordare quando parliamo di persone che ci hanno lasciato. Non è questa la componente decisiva di ogni biografia di successo? Aneddoti.

L'eredità è aneddotica. Lungi dal turbarci, questo pensiero dovrebbe arrecarci sollievo. Il modo migliore per assicurare un'eredità duratura non è cercare di controllare il racconto della nostra vita, ma piuttosto viverlo appieno, essere presenti in ogni suo istante, senza sapere quale potrebbe giocare un ruolo decisivo nella memoria di coloro che amiamo, o meglio sapendo che ognuno di questi istanti potrebbe svolgere questo ruolo.

L'eredità non dipende dalle nostre capacità, dai nostri talenti né dai nostri risultati umani. Non è una funzione della nostra intelligenza né della nostra volontà. In fin dei conti, l'eredità è una questione di stile.

Potremmo rimpiangere che, una volta che ce ne saremo andati, l'immagine che le persone manterranno di noi non sia quella che avremmo scelto, né quella che meglio esprime chi siamo secondo noi. Se invece prendiamo la decisione di considerare la nostra eredità in termini di stile, scopriremo che nulla è irrilevante. Lo stile penetra in ogni minima sfaccettatura della nostra vita e spesso risplende maggiormente nei dettagli che modella senza rifletterci sopra, istintivamente.

In questo tempo di ricordo dei nostri defunti, rallegriamoci del carattere aneddotico della nostra eredità e invece di preoccuparci troppo di ciò che lasciamo a coloro che amiamo, prendiamo piuttosto la decisione semplice e liberatoria di vivere con stile.




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